Reborn Dolls Therapy per i malati di Alzheimer

Della Doll Therapy, la terapia della Bambola, si parla ormai da anni.
Si tratta di una terapia non farmacologica usata da supporto alle terapie mediche ufficiali per pazienti affetti da Alzheimer ed altri tipi di demenze.
Molti siti online americani e inglesi (oggi finalmente se ne inizia a parlare anche in Italia) parlano dell’effetto benefico che può avere una bambola sui malati di Alzheimer.
Questa malattia, che generalmente colpisce persone della terza età (dopo i 65 anni) è considerata come la forma più comune di demenza degenerativa. Chi ne soffre nel tempo perde le capacità intellettive come la memoria, il ragionamento e linguaggio fino a compromettere la sua autonomia funzionale e le sue capacità di compiere le normali attività quotidiane. Una malattia terribile e insidiosa che non ha ancora delle cure definitive, ma solo farmaci che possono rallentarne la progressione.
In molte cliniche o case di cura inglesi o americane, ma anche in alcune italiane, si è iniziato nel corso del tempo a sperimentare una terapia che fa uso delle bambole.  Una terapia che serve come supporto alle medicine ufficiali, soprattutto nel tenere attivo e calmo il più possibile il paziente. Si pensa che un malato di Alzheimer, generalmente una donna, trovandosi davanti una Bambola ed essendo stata madre a sua volta, possa rievocare attraverso le coccole e gli abbracci dati alla bambola, quel periodo felice della sua vita. Tra l’altro l’uso di questa terapia sembra attenuare alcuni sintomi specifici tipici di questi tipi di patologie. I risultati di alcuni studi in tal senso sono incoraggianti.
 
La Doll Therapy (chiamata anche Empaty Doll) fu usata per la prima volta in Svezia nel 1996 dalla dottoressa Britt Marie Egedius Jakobsson che la applicò con successo al figlio malato di autismo.
Le bambole usate fino ad oggi in questo tipo di terapia si chiamano “Empaty Dolls” bambole speciali in stoffa, dai grandi occhioni, con tratti somatici simili ad un bambino vero. 
Ultimamente alcune case di cura estere (non ancor in Italia) hanno aperto anche all’utilizzo delle Reborn Dolls.
Ed in questo caso si può affermare che l’uso delle reborn dolls sembrerebbe ancora più performante, in quanto essendo bambole molto simili ad un bambino/a reale, (molto più a livello estetico delle empaty Dolls) ancor di più possono attirare le attenzioni e le cure che un malato/paziente è pronto a darle.
Si tratta, come detto prima, di malattie degenerative e molto insidiose a carico del cervello, di cui anche la scienza al momento non ha purtroppo potuto dare risposte chiare e definitive al 100% sulla loro origine. Ecco perché pur avendo letto cifre e percentuali significative sulla riduzione di farmaci in certe case di cura inglesi dove la Reborn Doll Therapy viene applicata, non mi sento di riportarle e di alimentare false speranze. Ci vorranno altre ricerche, studi e applicazioni in tal senso su un numero maggiori di pazienti, ma la via comunque sembra tracciata.
L’Alzheimer non si cura con le bambole empatiche o con le bambole  reborn, ma queste possono essere da supporto insieme alle terapie e alle cure ufficiali per alleviare sintomi quali depressione o aggressività presenti in molti di questi pazienti.
Io stessa avendo avuto per anni mia nonna materna malata di Alzheimer, posso capire quali siano le sofferenze di questi pazienti, ma posso tuttavia confermare che quando le davo in braccio una mia reborn Doll, lei la accudiva con affetto (non distinguendo che si trattasse di una doll) le tornava il sorriso, si rasserenava e per un certo verso sembrava tornare bambina. E non era cosa da poco visto le condizioni in cui certi giorni versava.
In definitiva è giusto che la Dolls Therapy, con la speranza di utilizzo sempre più cospicuo di Reborn dolls, venga sempre più proposta e portata avanti nelle case di cura e negli ospedali (si spera anche del nostro paese), anche perché una cosa posso affermare scientificamente (pur non essendo medico), la terapia della Bambola oltre ad avere parecchi benefici sui pazienti, non ha soprattutto alcun effetto collaterale.
Laura Cosentino